Apriamo il dibattito sulla mobilita’ ai cittadini

Seguendo il dibattito sulla mobilità in cui le istituzioni lagarine sono impegnate, mi torna alla mete la celeberrima frase di Degasperi: ” Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alle prossime generazioni.”. La sensazione e‘ che siano davvero in pochi i rappresentanti nelle nostre istituzione capaci di confrontarsi su una problematica tanto importante guardando ad essa con una chiara idea di futuro. Dovessi fare una battuta direi che sembra davvero che in Vallagarina di statisti non ci sia nemmeno l’ombra!

Veniamo al tema specifico della mobilità. Possibile che il dibattito su un tema così importante si concentri sui tecnicismi e sul rimpallo di responsabilità? Oggi interrogarsi sulla mobilità non significa solo decidere come fare una strada e chi la deve fare, significa soprattutto fermarsi a ragionare sul perché farla. In un momento storico dove non e’ chiaro se continueranno a sussistere in futuro le condizioni economiche che permetteranno di sostenere l’attuale sistema, schiacciare la discussione sul piano tecnico di come estendere la rete stradale e’ davvero miope e poco razionale. La mobilità non e’ solo una questioni di numeri: i numeri fotografano l’oggi, descrivono il passato e possono dare delle indicazione sulle tendenze, ma non sono in grado produrre soluzioni. Le scelta ed il confronto sulle soluzioni sono un aspetto che compete alla comunità. Parlo di comunità e non di istituzioni perché non e’ pensabile che un dibattito di questa portata rimanga chiuso nelle sedi istituzionali. La politica deve tornare ad essere strumento della società per interrogarsi e decidere sui diversi aspetti legati anche all’idea di futuro e di sviluppo cui tendere. E il tipo di mobilità che vogliamo e’ certamente qualche cosa che attiene al nostro futuro e quindi una cosa su cui la comunità e’ titolata a confrontarsi. Perché nessuno dei nostri rappresentanti si interroga su come fare entrare i cittadini nel dibattito in corso?

Nello specifico parlare di mobilità significa prendere in considerazione almeno due cose: il diritto alla mobilità ed il bisogno di mobilità.
Interrogarsi sul diritto alla mobilità e’ fondamentale dato che e’ in virtù di questo che e’ importante creare le condizioni per garantire una uguale possibilità di spostamento a tutti i cittadini. Non possiamo oggi immaginare un futuro con una società bloccata, che torna al passato, dove gli spostamenti siano circoscritti alla zona di residenza perché questo,oltre che anti storico, significa compromettere il diritto alla mobilità di ognuno.
Interrogarsi sul bisogno di mobilità significa ragionare sul perché degli spostamenti delle persone (e delle cose). Il bisogno di mobilità e’ legato a diversi aspetti della quotidianità e per questo nel tempo e’ mutato in modo significativo seguendo i flussi ed i reflussi della storia e le esigenze dell’economia. Dipende da aspetti legati al lavoro, ai servizi, allo svago, etc. E’ interessante notare come le istituzioni con le loro decisioni impattano in modo significativo sul bisogno di mobilità del cittadino. Un esempio pratico: il decidere di aprire un mega centro commerciale a Mori, che probabilmente porterà alla chiusura delle poche attività commerciali che ancora oggi sopravvivono nei centri storici limitrofi, e’ chiaramente un’azione che avrà impatti sul bisogno di mobilità. Come ci si può immaginare, più aumenta il bisogno di mobilità più aumenta la necessità di investire in infrastrutture che consentano di soddisfare questo bisogno in modo ottimale. Perché allora non interrogarsi sulla possibilità/opportunità di diminuire questo bisogno?

A livello provinciale abbiamo un’ indicazione chiara dell’impegno del Trentino per impostare un modello di sviluppo basato sulla valorizzazione delle specificità locali, sui servizi a valore aggiunto, sulla conoscenza e sulla sostenibilità. L’economia legata ai servizi ed alla conoscenza non ha bisogno di vie di comunicazioni veloci, ha bisogno un ecosistema efficiente che consenta di mettere a fattore e valorizzare il capitale territoriale di cui il Trentino e’ ricco. Possiamo dire quindi che gli indirizzi provinciali vanno nella direzione di abbassare il bisogno di mobilità. Cosa frena la possibile diminuzione del bisogno di mobilità quindi? Il bisogno di spostamento dal punto di vista lavorativo oggi e’ spesso legato più ad un modello di gestione delle risorse umane vetusto piuttosto che a reali esigenze di produzione. Molti sono gli strumenti che le tecnologie dell’informazione mettono a disposizione per abilitare una diversa organizzazione del lavoro consentendo così di incidere significativamente sulle necessità di spostamento. Perché allora non investire nella promozione di un modello di governance e management fortemente basato su una visione di gestione decentrata delle persone e delle risorse? Perché non pensare ad un modello economico Trentino, che forte delle nuove tecnologie, investe in modo importante su telelavoro, su strumenti di comunicazione efficienti ed innovativi, su luoghi distribuiti sul territorio dove diverse professionalità si incontrano e si contaminano? E che dire dei servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione? Ha senso continuare ad accentrare funzioni cercando dei risparmi se poi si e’ costretti a costruire e mantenere nuove strade? Non e’ ora che le istituzioni agiscano sul bisogno di mobilità in modo virtuoso?

Focalizzarsi solo sulla diminuzione del bisogno e’ però riduttivo. Definito il bisogno di mobilità e’ fondamentale interrogarsi su quali sono le risposte che si possono (e che si vogliano) dare ad esso. Se si abbraccia un modello di sviluppo sostenibile, e di conseguenza si vuole impostare un modello di mobilità sostenibile, e’ fondamentale incentivare i comportamenti virtuosi e disincentivare quelli non virtuosi. E’ importante fare delle scelte coerenti: se diciamo di voler privilegiare il trasporto pubblico, magari favorendo la rotaia, non possiamo contemporaneamente sviluppare la rete stradale. Più strade da una parte significa più macchine (ci sono i numeri a dimostrarlo) e dall’atra significa sottrarre risorse a progetti di mobilità sostenibile (anche qui i numeri di bilancio non mentono).

Tornando a quello che diceva Degasperi sono convinto che oggi uno statista dovrebbe interrogarsi su diritto e bisogno di mobilità e collocare la riflessione entro un dibattito serio sul tipo di sviluppo cui vogliamo tendere. Purtroppo l’incapacità di affrontare i temi al giusto livello e’ uno degli effetti della crisi della politica e della rappresentanza. Ecco perché si deve riformare il processo che porta alla elaborazione della scelte. Un processo che deve essere partecipato, trasparente e capace di promuovere nella comunità una dibattito serio e lontano da interessi localistici sul tipo di sviluppo che vogliamo per la nostra valle e per tutto il territorio. Che sia davvero la Comunità di Valle a farsi carico di questo approccio diverso e lo faccia affrontando la cosa da angolazioni diverse e soprattutto coinvolgendo i cittadini in un dibattito che abbia al centro il ragionare sulle opportunità del domani e non solo i problemi dell’oggi.

Chiudo con un auspicio: ho scritto queste righe non contro qualcuno, ma solo con l’intendo di promuovere un dibattito aperto, trasparente e partecipato su una questione aperta che interessa tutti i cittadini. Sarebbe bello che questa mia riflessione non fosse presa come una critica da questo o da quel referente, da questa o da quella istituzione o da questo o quel segretario di partito ma che fosse davvero vista come uno stimolo per aprire il dibattito ai cittadini. Ricordiamoci che interrogarsi sul futuro significa partecipare a costruirlo, non farlo significa subirne gli effetti.

 

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s