Scegli il tuo simbolo

Cari Compagni, Cari amici,

sono passati ormai quattro anni da quando mi sono avvicinato a quella che si definisce la “politica attiva”. Questo periodo mi ha davvero arricchito da un punto di vista culturale, e’ stato un percorso di alti e bassi, sempre emozionante, certamente duro, ricco di vittorie e anche di sonore sconfitte. Il tempo e le esperienza fatte mi sono comunque servite sopratutto per capire che non sono disposto a scendere a compromessi nella ricerca di una politica diversa, che rifiuta i personalismi, partecipata e basata sui contenuti e sulle idee. Una politica che oggi ancora non c’e'!

Sono convinto che l’attuale situazione che stiamo vivendo sia figlia soprattutto di un venir meno dei valori che hanno guidato i comportamenti in gran parte delle società, non solo occidentali, fino a qualche decennio fa e che ne hanno favorito la crescita. Valori come l’onestà, la correttezza dei comportamenti, il rispetto degli impegni presi e della parola data hanno pian piano lasciato il posto alla furbizia, all’opportunismo, al cinismo, alla sopraffazione del più forte sul più debole. La meritocrazia è stata sacrificata in nome di una ideologia che mortifica i talenti e sminuisce il livello culturale.

La crisi della Politica e della Democrazia sono evidenti. Manca una proposta che sappia intercettare e risolvere i problemi concreti dei cittadini, una proposta che disegni la prospettiva di un futuro desiderabile. In questo quadro la Finanza, muovendosi in un mercato caratterizzato da uno sfrenato liberismo e lasciata governare da operatori spesso senza scrupoli, ha provocato disastri colossali che si sono riversati sull’economia reale con le conseguenze che tutti noi stiamo subendo. Le conseguenze sono ora palpabili. La crisi morde e si accanisce sui più poveri e sulla classe media, l’antipolitica e’ un partito che ha sempre più militanti e dopo molto tempo la protesta assume sempre più i toni della violenza di piazza.

Ma con l’antipolitica e le proteste violente non si costruisce una proposta. Con questi mezzi si ottiene solo di accelerare verso lo sfascio delle Istituzioni e di quel poco di coesione sociale che ci rimane e le conseguenze sarebbero davvero drammatiche!

Il mezzo e’ un’altro. E’ il tempo di realizzare dei veri cambiamenti. E’ tempo che le parti più sane del Paese si uniscano intorno ad un progetto che sia in grado di ridare cittadinanza ai valori morali, all’etica ed alla competenza. Un progetto che crei le premesse per una vera democrazia, che proponga uno stile di vita compatibile con la salvaguardia dell’Ambiente e con il corretto uso delle risorse del Pianeta, che ridia ai Cittadini la speranza in un futuro migliore.

Io davvero non intendo più concedere la mia delega a chi, una volta eletto, non è in grado di rappresentarmi e non debba rendere conto del suo operato anche a me, che ho contribuito alla sua elezione.

Per questo da un anno sto’ collaborando assieme a molti amici alla nascita di un nuovo Movimento politico, formato da Persone che hanno la mia stessa visione, la mia stessa ansia di cambiamento, le mia stesse preoccupazioni verso questo modello di sviluppo e per l’impatto che abbiamo sull’ambiente. Un movimento politico in grado di coniugare la dimensione della ricerca di un nuovo modello di sviluppo legato alla tutela del territorio e all’ecologia con la dimensione concreta del civismo. Siamo in molti, con noi ci sono i Verdi, i promotori degli appelli “Abbiamo un sogno” e “Io cambio”, la rete dei sindaci della buona amministrazione (capitanata da Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo comune in Italia – per di più nel milanese – ad approvare un piano regolatore a consumo suolo zero). L’obiettivo non e’ quello di costituire un partitino di nicchia ma di seguire le orme di Europe Écologie, la formazione francese che alle ultime elezioni ha tallonato i socialisti con il 16,2 per cento dei voti.

Con questo spirito e proprio per acclarare il valore della partecipazione e’ stata lanciata per il 29 ed il 30 di Ottobre l’iniziativa “Vota il tuo simbolo”, che ha l’obiettivo di individuare con lo strumento delle primarie il simbolo di questa nuova realtà. E’ la prima volta nella storia che il simbolo di un partito viene scelto dai cittadini!

Questo e’ un atto profondamente democratico. Per maggior chiarezza vi propongo di guarda la scheda ”Regolamento delle Primarie sul Simbolo” che spiega le modalità di espressione del voto ed il comunicato stampa nel quale sono riportate le date ed i luoghi nei quali sarà possibile votare.

Per illustrarti il Progetto vi consiglio anche: La Carta degli intentiL’Appello: Io cambio!La Dichiarazione: Abbiamo un sogno.La Scheda di voto.

Anche ad Ala, come in altre tante piazze italiane, Sabato 29 dalle 9 alle 13 in Piazza Giovanni XXIII angolo con via Bresciani sarà possibile, aderendo al manifesto del movimento, partecipare alla votazione.

Se ti senti in sintonia con quanto viene affermato ti invito a partecipare attivamente al progetto. La democrazia e’ figlia della partecipazione.
Il momento è difficile ma insieme possiamo agire per il Bene Comune. Penso sia davvero importante.

Un caro saluto.
Michele Trainotti

Accorpamento comuni lagarini: risultati finali

Chiuso il sondaggio sull’accorpamento dei lanciato lo scorso 14 Agosto. L’idea alla base di questa iniziativa era di affrontare il tema della riduzione dei costi e dell’ipertrofia della politica promuovendo una riflessione seria sulla possibile riduzione del numero dei comuni in Vallagarina. Il sondaggio dava la possibilità di esprimere una preferenza tra quattro possibili opzioni: tre prevedevano una qualche forma di accorpamento e una prevedeva di non effettuare accorpamenti, qui sotto i dati definitivi:

Il campione non e’ certamente esteso ma dai risultati alcune considerazioni si possono estrarre comunque. Il dato generale e’ che circa nove persone su dieci (87%) sono favorevoli a una qualche forma di accorpamento degli attuali comuni. Interessante notare che l’idea di una città metropolitana che copra tutto il territorio dell’aste dell’Adige riceve circa gli stessi consensi (10%) di chi non vorrebbe nessun’accorpamento (12,5%). Le due opzioni che prevedono forme di accorpamento intermedie – dagli attuali comuni a realtà più grandi aggregate che consentirebbero di passare dagli attuali diciassette ad un massimo di quattro/otto macro comuni – accolgono ognuna circa il 40% dei consensi. La distribuzione delle preferenze, e soprattutto il fatto che l’accorpamento massivo dei comuni (un unico macro comune e conseguente scomparsa della comunità di valle) abbia ricevuto solo quattro voti, denota come le preferenze espresse abbiamo poco a che fare con la demagogia.

Davvero questo dovrebbe far riflettere. A ben vedere il messaggio ultimo che si può trarre dai risultati di questo sondaggio e’ che sono in molti i cittadini pronti a prendere in seria considerazione l’ipotesi di ragionare in modo concreto sull’accorpamento dei comuni lagarini.

L’autonomia salva e protegge se stessa solo se e’ in grado di dimostrare nei fatti che essa e’ in grado di impiegare le maggiori disponibilità economiche di cui e’ dotata per rispondere meglio dello stato centrale – in modo più efficiente ed efficace – alle esigenze di riforma ed alle sfide di governo che i tempi oggi impongono. La riforma dell’ordinamento dei comuni e’ fondamentale, ragionare sull’accorpamento dei comuni, partendo da un ragionamento onesto sulla funzioni e sul senso di mantenere comuni con meno di 10.000 abitanti e’ possibile e doveroso. La Vallagarina potrebbe davvero essere un vero laboratorio politico di confronto anche su questo importante tema.

Partiamo da qui, partiamo da noi!

Ai partiti, alle istituzioni, alla società civile il compito ora di attivare un confronto partecipato e franco con i cittadini lagarini per capire se al di la degli slogan e di iniziati ferragostane (come qualcuno le ha definite) sia davvero possibile far partire un processo partecipato e ragionato che permetta di diminuire costi ed ipertrofia della politica in modo strutturale.

Apriamo il dibattito sulla mobilita’ ai cittadini

Seguendo il dibattito sulla mobilità in cui le istituzioni lagarine sono impegnate, mi torna alla mete la celeberrima frase di Degasperi: ” Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alle prossime generazioni.”. La sensazione e‘ che siano davvero in pochi i rappresentanti nelle nostre istituzione capaci di confrontarsi su una problematica tanto importante guardando ad essa con una chiara idea di futuro. Dovessi fare una battuta direi che sembra davvero che in Vallagarina di statisti non ci sia nemmeno l’ombra!

Veniamo al tema specifico della mobilità. Possibile che il dibattito su un tema così importante si concentri sui tecnicismi e sul rimpallo di responsabilità? Oggi interrogarsi sulla mobilità non significa solo decidere come fare una strada e chi la deve fare, significa soprattutto fermarsi a ragionare sul perché farla. In un momento storico dove non e’ chiaro se continueranno a sussistere in futuro le condizioni economiche che permetteranno di sostenere l’attuale sistema, schiacciare la discussione sul piano tecnico di come estendere la rete stradale e’ davvero miope e poco razionale. La mobilità non e’ solo una questioni di numeri: i numeri fotografano l’oggi, descrivono il passato e possono dare delle indicazione sulle tendenze, ma non sono in grado produrre soluzioni. Le scelta ed il confronto sulle soluzioni sono un aspetto che compete alla comunità. Parlo di comunità e non di istituzioni perché non e’ pensabile che un dibattito di questa portata rimanga chiuso nelle sedi istituzionali. La politica deve tornare ad essere strumento della società per interrogarsi e decidere sui diversi aspetti legati anche all’idea di futuro e di sviluppo cui tendere. E il tipo di mobilità che vogliamo e’ certamente qualche cosa che attiene al nostro futuro e quindi una cosa su cui la comunità e’ titolata a confrontarsi. Perché nessuno dei nostri rappresentanti si interroga su come fare entrare i cittadini nel dibattito in corso?

Nello specifico parlare di mobilità significa prendere in considerazione almeno due cose: il diritto alla mobilità ed il bisogno di mobilità.
Interrogarsi sul diritto alla mobilità e’ fondamentale dato che e’ in virtù di questo che e’ importante creare le condizioni per garantire una uguale possibilità di spostamento a tutti i cittadini. Non possiamo oggi immaginare un futuro con una società bloccata, che torna al passato, dove gli spostamenti siano circoscritti alla zona di residenza perché questo,oltre che anti storico, significa compromettere il diritto alla mobilità di ognuno.
Interrogarsi sul bisogno di mobilità significa ragionare sul perché degli spostamenti delle persone (e delle cose). Il bisogno di mobilità e’ legato a diversi aspetti della quotidianità e per questo nel tempo e’ mutato in modo significativo seguendo i flussi ed i reflussi della storia e le esigenze dell’economia. Dipende da aspetti legati al lavoro, ai servizi, allo svago, etc. E’ interessante notare come le istituzioni con le loro decisioni impattano in modo significativo sul bisogno di mobilità del cittadino. Un esempio pratico: il decidere di aprire un mega centro commerciale a Mori, che probabilmente porterà alla chiusura delle poche attività commerciali che ancora oggi sopravvivono nei centri storici limitrofi, e’ chiaramente un’azione che avrà impatti sul bisogno di mobilità. Come ci si può immaginare, più aumenta il bisogno di mobilità più aumenta la necessità di investire in infrastrutture che consentano di soddisfare questo bisogno in modo ottimale. Perché allora non interrogarsi sulla possibilità/opportunità di diminuire questo bisogno?

A livello provinciale abbiamo un’ indicazione chiara dell’impegno del Trentino per impostare un modello di sviluppo basato sulla valorizzazione delle specificità locali, sui servizi a valore aggiunto, sulla conoscenza e sulla sostenibilità. L’economia legata ai servizi ed alla conoscenza non ha bisogno di vie di comunicazioni veloci, ha bisogno un ecosistema efficiente che consenta di mettere a fattore e valorizzare il capitale territoriale di cui il Trentino e’ ricco. Possiamo dire quindi che gli indirizzi provinciali vanno nella direzione di abbassare il bisogno di mobilità. Cosa frena la possibile diminuzione del bisogno di mobilità quindi? Il bisogno di spostamento dal punto di vista lavorativo oggi e’ spesso legato più ad un modello di gestione delle risorse umane vetusto piuttosto che a reali esigenze di produzione. Molti sono gli strumenti che le tecnologie dell’informazione mettono a disposizione per abilitare una diversa organizzazione del lavoro consentendo così di incidere significativamente sulle necessità di spostamento. Perché allora non investire nella promozione di un modello di governance e management fortemente basato su una visione di gestione decentrata delle persone e delle risorse? Perché non pensare ad un modello economico Trentino, che forte delle nuove tecnologie, investe in modo importante su telelavoro, su strumenti di comunicazione efficienti ed innovativi, su luoghi distribuiti sul territorio dove diverse professionalità si incontrano e si contaminano? E che dire dei servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione? Ha senso continuare ad accentrare funzioni cercando dei risparmi se poi si e’ costretti a costruire e mantenere nuove strade? Non e’ ora che le istituzioni agiscano sul bisogno di mobilità in modo virtuoso?

Focalizzarsi solo sulla diminuzione del bisogno e’ però riduttivo. Definito il bisogno di mobilità e’ fondamentale interrogarsi su quali sono le risposte che si possono (e che si vogliano) dare ad esso. Se si abbraccia un modello di sviluppo sostenibile, e di conseguenza si vuole impostare un modello di mobilità sostenibile, e’ fondamentale incentivare i comportamenti virtuosi e disincentivare quelli non virtuosi. E’ importante fare delle scelte coerenti: se diciamo di voler privilegiare il trasporto pubblico, magari favorendo la rotaia, non possiamo contemporaneamente sviluppare la rete stradale. Più strade da una parte significa più macchine (ci sono i numeri a dimostrarlo) e dall’atra significa sottrarre risorse a progetti di mobilità sostenibile (anche qui i numeri di bilancio non mentono).

Tornando a quello che diceva Degasperi sono convinto che oggi uno statista dovrebbe interrogarsi su diritto e bisogno di mobilità e collocare la riflessione entro un dibattito serio sul tipo di sviluppo cui vogliamo tendere. Purtroppo l’incapacità di affrontare i temi al giusto livello e’ uno degli effetti della crisi della politica e della rappresentanza. Ecco perché si deve riformare il processo che porta alla elaborazione della scelte. Un processo che deve essere partecipato, trasparente e capace di promuovere nella comunità una dibattito serio e lontano da interessi localistici sul tipo di sviluppo che vogliamo per la nostra valle e per tutto il territorio. Che sia davvero la Comunità di Valle a farsi carico di questo approccio diverso e lo faccia affrontando la cosa da angolazioni diverse e soprattutto coinvolgendo i cittadini in un dibattito che abbia al centro il ragionare sulle opportunità del domani e non solo i problemi dell’oggi.

Chiudo con un auspicio: ho scritto queste righe non contro qualcuno, ma solo con l’intendo di promuovere un dibattito aperto, trasparente e partecipato su una questione aperta che interessa tutti i cittadini. Sarebbe bello che questa mia riflessione non fosse presa come una critica da questo o da quel referente, da questa o da quella istituzione o da questo o quel segretario di partito ma che fosse davvero vista come uno stimolo per aprire il dibattito ai cittadini. Ricordiamoci che interrogarsi sul futuro significa partecipare a costruirlo, non farlo significa subirne gli effetti.

 

Costi della politica e caccia alle streghe: la storia si ripete!

Rimango davvero colpito dal clima da caccia alle streghe che sta alimentando il dibattito sui costi della politica. Posto che più che il costi il vero problema è la macanza di credibilita della classe dirigente, la cosa che trovo davvero folle e’ che sembra che nessuno fino ad oggi fosse a conoscenza dello stato delle cose. Non i giornalisti, non gli anti-politici, non i moralisti, non l’attenta avanguardia della società civile, non i cittadini che oggi additano alla politica come unico elemento di funzionamento distorto del paese fino ad ora si erano accordi dello stato di profonda degenerazione in cui versa il sistema. Ma dove erano i cittadini, gli imprenditori, le associazioni in questi anni? Quando in varie parti del nostro paese si proponeva l’istituzione dell’ennesima provincia, dell’ennesima comunità montana, dell’ennesima società o ente pubblico. Quando il debito pubblico cresceva a dismisura per mantenere un sistema paese che non e’ mai diventato modero? Non e’ che in passato molti cittadini, tante imprese, tante associazioni, tante caste (come quella dei giornalisti ad esempio) abbiano tratto vantaggio da questo sistema? Tutto questo a me sembra molto demagogico, trovo che in questo clima non si possa ragionare su una riforma efficace degli strumenti democratici e sono profondamente preoccupato che come spesso accade in questi momenti ci si avvii mettere in discussione tutto per non cambiare assolutamente niente. Per come la vedo io gli iperbolici costi della politica sono il peso che una società corrotta deve portare per mantenere in piedi se stessa.

Cambiamo e riformiamo la politica quindi, ma partiamo con cambiare noi stessi: la partecipazione come antidoto alla mala politica. Spesso si addita il livello politico per l’incapacità di cambiare se stesso e di promuovere un rinnovamento della classe dirigente come al male principale della politica italiana. Ma io chiedo: ma dove sono tutti questi cittadini pronti a mettersi a disposizione e a far politica nei consigli comunali, nelle circoscrizioni, nel consiglio provinciale, nelle sedi di partito o nei gruppi civici? Perché e’ vero che da una parte chi occupa una “cadrega” non vuole mollarla, ma e’ anche vero che manca quel patrimonio di partecipazione che, fonte di un vero e vivace dibattito politico, rappresenta la fucina per il rinnovo continuo della classe dirigente. Se vogliamo davvero trovare una via d’uscita alla situazione attuale ognuno deve farsi carico di portare parte del penso derivante da una responsabilità di gestione della cosa pubblica condivisa. Non e’ il momento di ghettizzare la politica quindi, e’ il momento di fare esattamente il contrario e di esaltarne il valore sociale. Serve un richiamo alla partecipazione: un partito, un movimento, un’associazione sono strumento democratico solamente quando molti cittadini contribuiscono alla vita ed al dibattito interno. E’ importante entrare nelle sedi di partito, nei movimenti, nelle associazioni e’ importante ritornare ad una politica partecipata che dia vita ad una sorta di nuova agorà che consenta ad ogni cittadino di portare il proprio contributo nella gestione diffusa della cosa pubblica e dei beni comuni.

Affrontiamo la necessaria riforma degli strumenti democratici e della politica in modo serio. A mio avviso più che diminuire gli stipendi e’ importante ritracciare il perimetro della politica e dei suoi mille comuni, delle sue mille società di sistema e dei suoi mille enti. Insomma sarei davvero per una classe dirigente anche ben pagata ma formata da meno referenti più capaci e preparati e per una societa’ civile attenta, vivace e partecipe capace di farsi farico delle responsabilita di una gestione distribuita della cosa pubblica.

Sondaggio, primi risultati: 88% favorevole a forme di accorpamento dei comuni

Il numero dei votanti e’ ancora esiguo (circa una trentina di persone), ma una prima indicazione emerge in modo netto: l’88% dei votanti e’ favorevole a  qualche formula di accorpamento dei comuni lagarini. Ricordo che si puo’ continuare a votare fino alla prima settimana di settembre, per vedere il risultato aggiornato completate il sondaggio.

Sondaggio: Sei d’accordo ad accorpare i comuni in Vallagarina?

Costi della politica, Vallagarina e accorpamento dei comuni

E’ difficile oggi parlare di riduzione dei costi della politica senza incorrere nel rischio di fare della demagogia spiccia. Per questo anziché parlare di riduzione degli stipendi, delle indennità e sui privilegi che di parlamentari, senatori o consiglieri regionali o provinciali che certamente rappresentano un elemento su cui intervenire, vorrei cercare di rilanciare in chiave locale il dibattito sulla riduzione del numero dei comuni.
Il Comune rappresenta il livello istituzionale più vicino ai cittadini.

Ma un Comune in realtà e’ ben più di questo. Rappresenta identità, storia, tradizioni, legami territoriali e tanto altro. In linea di principio un numero elevato di comuni come quello italiano dovrebbe garantire un’espressione ed una valorizzazione efficace delle specificità locali. Purtroppo in realtà più i comuni sono numerosi, tanto più la dimensione si fa più piccola e tanto meno sono le possibilità dell’istituzione di garantire servizi efficienti e possibilità di sviluppo alla la comunità. Ma e’ la centralità stessa di questo istituto rispetto al cittadino che e’ cambiata: infatti mentre in passato la vita di un cittadino si concentrava sul comune di residenza, oggi non e’ più così. Le cose sono molto più liquide, per necessità legate al lavoro, allo studio, a bisogni di servizio specifici o semplicemente legate allo svago ogni cittadino si sposta in un’area di riferimento molto più ampia di quella del comune di residenza.

Ecco quindi che nel mutato quadro di riferimento per esigenze legate all’efficienza, a costi ma anche legati alla dimensione sociale stessa nasce l’esigenza di ragionare su un’area più vasta del singolo comune.

In Trentino la recente riforma istituzionale ha introdotto le Comunità di valle. Questo nuovo istituto risponde alla necessità di promuovere la collaborazione tra i comuni per incardinare l’erogazione dei servizi e gli strumenti di programmazione e sviluppo su di un territorio più vasto. Purtroppo, spesso per eccessivo localismo e miopia della classe dirigente, la Comunità di Valle fatica ad essere riconosciuta come strumento di sintesi e viene invece vissuta come un elemento di disturbo in competizioni con il livello comunale.

Ritornando al tema di riferimento e’ chiaro che l’introduzione di questo nuovo istituto non risolve ed anzi amplifica (quantomeno a livello di percezione) la questione legata ai costi della politica. Se da una parte si tratta infatti di uno strumento che permette di fare sintesi e’ del tutto evidente che in ogni caso rappresenta un nuovo livello istituzionale. E’ quindi fondamentale rilanciare il dibattito sui possibili risparmi che si possono ottenere sul livello istituzionale dei comuni, in particolare sulla diminuzione del costo dei consigli comunali. Ecco perché e’ importante nel quadro attuale, ragionare sull’accorpamento dei comuni. Nel valutare la fattibilità di un iniziativa di questo tipo e’ sicuramente importante prendere a riferimento le cifre ed i risparmi diretti derivati, ma e’ altrettanto importante interrogarsi sull’opportunita’ cogliere l’occasione per mettere un freno alla crescita ipertrofica del sistema politico italiano. Azzarderei a sostenere che il secondo punto e’ prioritario rispetto alla questione spiccia dei risparmi.

Non volendo ragionare in modo astratto prendo ad esempio la Comunità di valle della Vallagarina. La Comunità di valle della Vallagarina è composta da 17 comuni per un totale di circa 90.000 persone: Ala, Avio, Brentonico, Mori, Ronzo-Chienis, Besenello, Calliano, Villa Lagarina, Nogaredo, Nomi, Pomarolo, Volano, Rovereto, Terragnolo, Isera, Trambileno eVallarsa.
Personalmente in Vallagarina sarei per una riorganizzazione profonda del livello istituzionale su tre macro comuni: i quattro vicariati (Ala-Avio-Brentonico-Mori-Ronzo-Chienis), l’alta vallagarina (Besenello-Calliano-Villa Lagarina-Nogaredo-Nomi-Pomarolo-Volano) e Rovereto (Rovereto-Terragnolo-Isera-Trambileno-Vallarsa).
Questa distribuzione avrebbe almeno tre vantaggi:

  • porterebbe alla costituzione di realtà comunali sufficientemente omogenee in termini di territorio, problematiche, opportunità di sviluppo e dimensioni (27.000, 41.000 e 12.000 abitanti);
  • aiuterebbe a contenere in modo strutturale i costi e l’ipertrofia della politica senza sacrificare eccessivamente il necessario bisogno di rappresentanza delle comunità locali;
  • permetterebbe di rafforzare l’istituto della Comunità di valle garantendo rapporti più equilibrati tra le realtà che la compongono. La particolarità della Comunità di valle della Vallagarina e’ che Rovereto da solo conta circa la metà di tutta la popolazione lagarina e questo in qualche modo compromette la relazione tra Rovereto e gli altri territori anche nell’ambito della comunità di valle;

Certo non e’ detto che la forma di aggregazione dei comuni individuata sia la scelta migliore e quella da perseguire. Sono possibili forme di aggregazione diverse: dall’accorpamento in un unico comune di valle, a forme di aggregazione intermedia che ad esempio si pongano l’obiettivo di dimezzare i comuni lagarini (Ala–Avio, Volano-Calliano-Besenello, e cosi’ via).

Al di là della soluzione finale e’ importante che partiti, liste civiche, società civile, organizzazioni di categoria e cittadini inizino a ragionare e confrontarsi sull’opportunità di rinunciare ad alcuni vantaggi e dei privilegi derivanti dalle piccole dimensioni dei comuni lagarini a favore dei necessari risparmi, del recupero dell’efficienza che i tempi attuali ci richiedono e di un rinnovo della politica locale.

Non e’ quindi solo una questione di costi. E’ chiaro che i risparmi che si possono ricavare non sono così rilevanti (anche se si parla sempre di alcuni milioni di euro a legislatura). E’ però importante iniziare a ragionare dell’ipertrofia della politica, del suo costo e del suo impatto sulla società e su come mettere in pratica alcune azioni concrete promosse dal basso che permettano di mettere mano al problema.